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Windtextour 3.0 – Test di rifinitura

12 marzo 2017 Comments (0) Windtex Tour 2017

WindtexTour Inferno del Nord – Terza Sfida: tra le Ardenne e Liegi

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Nel frullatore delle Ardenne si sente il profumo della Liegi

Il muro di Huy è più famoso della corsa stessa, la “Fleche Wallonne“, che negli intenti dei creatori di questa ennesima follia del Nord doveva unire Tournai con Liegi, le città più distanti fra loro della Vallonia.

Poi il tempo ha preso letteralmente strade diverse e oggi la Freccia Vallone è un tutt’uno con il suo arrivo sul famigerato Muro che dalla cittadina di Huy sulle rive della Mosa scavalca in 1300 metri di strada uno scalino di 120 metri. Pendenza media già rispettabile poco sotto il 10%, ma si dice che su uno dei tornanti si tocchi il 26%. Sia anche poco meno non c’è molto da scherzare sul Muro, sia per noi deferenti ed onesti pedalatori, sia soprattutto per i professionisti che dopo 200 km o giù di lì si ritrovano a doverlo affrontare a tutta e oltre dopo aver sprintato per avere un posto al sole ai suoi piedi.

Oggi la Freccia è in calendario il Mercoledi dopo l’Amstel e subito prima della Liegi, ma non si può certo dire che la corsa non meriti la sua Domenica di festa. In un mondo ideale dove la primavera delle classiche non ha confini la Freccia non si correrebbe di Mercoledì, sacrificata nell’angusto calendario internazionale, ma ogni appassionato sa che quello è davvero il Mercoledì più importante della stagione, certo più di quello della Gand- Wevelgem e, forse, anche del Campionato del Mondo a cronometro.

Corsa amica da sempre degli italiani (3 vittorie di Argentin, uno dei più grandi interpreti di sempre della Freccia per citarne solo uno) da 5 edizioni è feudo intoccabile degli spagnoli con Purito Rodriguez che è riuscito a farla sua solo una volta (2012) nonostante su arrivi del genere in giro per l’Europa abbia costruito una buona metà della sua invidiabile carriera. Ma colui che dopo lo spaziale 2011 di monsieur Gilbert ha messo un sigillo difficilmente superabile è Alejandro Valverde, capace di ripetersi tre volte consecutive dal 2014 al 2016. Un tris che aggiunto alla vittoria del 2006 gli vale un poker di vittorie ineguagliato sul Muro di Huy.

 

Freccia_Vallone_Muro-di-Huy

Foto Gazzetta dello Sport –

Valverde è sempre stato maestro di questo arrivo e le sue ultime vittorie si somigliano parecchio. L’attendismo che spesso lo ha castigato, a Huy gli è invece stato propizio permettendogli di cogliere il successo esprimendo il massimo sforzo negli ultimi metri affollati di avversari non certo poco competitivi.
A seconda della città che gli organizzatori designano ogni anno come sede di partenza, l’avvicinamento a Huy si svolge in direzioni diverse ma giunge poi all’epilogo proponendo due passaggi sul Muro. Noi partiremo da Liegi questa volta risalendo la Mosa, concedendoci uscendo dalla città di scalare la côte de Saint-Gilles. Per le vie brevi arriveremo a Huy dopo una trentina di chilometri. Come i corridori saggeremo una prima volta le gambe sul Muro di Huy per poi tuffarci nel su e giù delle Ardenne dove la fanno da padrone salite mai più lunghe di 2 km e con pendenze che raramente superano l’8%. Non sono più i passisti potenti a dominare come sulle pietre fiamminghe, ma corridori che riescono a recuperare meglio dopo salite più pedalabili che tengono impegnati il cuore e le gambe anche per 3-4 minuti (per noi che abbiamo gambe non extraterrestri qualcuno in più, s’intende).

La côte d’Ereffe, ad esempio, sale per 1,6 km con 108 metri di dislivello. Presa da sola sarebbe poco più di un lungo cavalcavia con pendenze certo non impossibili, ma anche in questo caso dopo la discesa c’è solamente un’altra salita e prima di arrivare ad Andenne saranno altre 3 le ascese: la côte de rue Saule Marie (900m al 6%), la chaussee de Ciney (1,9 km al 5%) e la côte de Bellaire (1km al 7%).
Ad Andenne rivedremo la Mosa e le varianti di percorso che sono state sperimentate per giungere di nuovo a Huy sono state tante. A noi piacciono però quelle più movimentate e saranno altri 30 km con 2 salite (la côte de Bohisseau di 1,3 km al 7% e la côte de Cherave lunga 1,4 km all’8%) a riportarci nuovamente sulla trafficata Avenue des Ardennes, rampa di lancio per il Muro che all’inizio comincia dolce, come tutte le salite fatte fin qui e di cui coi numeri abbiamo intuito il carattere.

Ma non è più coi numeri che si dovrà fare i conti da qui in poi.

Il primo passaggio sul Muro non ha lasciato certo dubbi su quanto possa fare male dopo questo lungo saliscendi. Non ci sorprende dunque scoprire che imboccando la stretta Chemin des Chappelles (vi ricorda qualcosa?) la strada restringendosi si impenna vertiginosamente fino ad arrivare alla celebre “chicane”, una curva ad “S” particolarmente rognosa su cui si toccano i picchi di pendenza citati prima. Ma il punto decisivo è oltre, perché dall’uscita della S saranno altri 400 lunghissimi metri di asfalto per arrivare alla chiesa di Notre-Dame de la Sarthe, dove dal 1983 si è deciso di tirare la linea d’arrivo. Linea che in realtà giace qualche decina di metri dopo la fine della salita vera, che viene al termine di una ventina di pedalate che ci si sarebbe volentieri risparmiati e che richiederanno l’ultimissimo pegno di concentrazione e sudore.

Approfondimento sull’Albo d’oro de Circuit de la Sarthe:

https://it.wikipedia.org/wiki/Circuit_de_la_Sarthe_(ciclismo)

Dopo aver contato tutte le cappelle per arrivare in cima non riguarderemo la lunghissima sparata di Philippe Gilbert per agguantare la Freccia 2011 con gli stessi occhi. E questo è solo l’antipasto prima della Liegi…

 

Guarda il percorso “Tra le Ardenne e Liegi” su Strava!

https://www.strava.com/routes/7851308

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